DA REPUBBLICA DI OGGI:
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A parole, c’è l'impazzimento e la rabbia. Nei fatti, c’è questo nonno nel cortile sulla strada per Casale, la casa, l’aia e dietro i capannoni per lo stoccaggio del riso. Ha una maglietta a maniche corte con la pubblicità di un vecchio mangime per le galline, le braccia ed il viso abbronzato, i capelli bianchi, l’aria spossata. «Il secondo è morto, ormai. Il primo, Lorenzo, i medici gli hanno aperto la testa, ma mio figlio mi ha detto che forse ce la fa».
Con la mano indica il cortile in cotto, che fino all’altro ieri era il teatro dei giochi di Lorenzo e Francesco Barbonaglia. Parla mentre piange, piange mentre parla. I suoi due unici nipoti. Un crepacuore da portarti via, un nonno che avrebbe diritto all’insulto. Invece, sul «farsi le canne» di quell’uomo dice solo «J’à mija d’cunision», non ha coscienza, non ha testa. E ti verrebbe voglia di scavalcare il cancello per abbracciare quest’uomo anziano, fargli coraggio, e anche ringraziarlo.
MA COME SI FA A SUPERARE UNA COSA DEL GENERE?
SCRITTO DA MARCO IMARISIO